Cricifais dis

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No non lo togliete, che ormai fa parte della nostra storia ed è una tradizione.

Che chiamarlo "tradizione" a Gesù gli vengono gli eczemi in bocca tanto è raccapricciante. Oh, almeno penso io (adesso è da un pò che non lo sento, ma fidatevi che quello li appeso in mutande è uno che ci tiene a non essere frainteso o strumentalizzato).
I motivi religiosi per non toglierlo ce li spiega padre Lombardi: il portavoce della Santa Sede, ci dimostra in termini scientifici come il crocifisso abbia le braccia aperte in segno di di accoglienza verso tutti. Il fatto che siano inchiodate al travertino ha poca importanza, evidentemente.
Neanche Gesù ci aveva pensato, secondo me. Ma a parte questo colpo di classe, ho l'orticaria a sentire pure gli altri (che si bevono ampolle pagane dai tempi del "celoduro") urlare alle radici e alla tradizione (accompagnati a braccetto dal separato Mr "ho la famiglia cristiana come primo pensiero mattutino").

(che poi, parentesi: se fosse stato impiccato? Sai che ridere a messa tutti a farsi il segno della forca? Vabbè non c'entra nulla)

Dai, parliamoci chiaro: non ve ne frega un beneamato piffero di avere il pezzo di legno appeso nelle aule di tribunale o alla posta. Manco andate in Chiesa preferendo alla domenica, di buona mattina, andare a respingere* i barconi nel nome della buona accoglienza e dell'amore verso il prossimo (voi si che avete capito bene il significato del crocifisso. Grandi!).

Conta invece avere l'appoggio morale e l'applauso della Santa Sede, contornare la polenta taragna di con un buon decotto di tradizione e simbolismo, inventato o adattato per l'occasione, bagnarsi la bocca di buonismo, asciugarsela con Famiglia Cristiana e ruttare fuori la scheda elettorale da consegnare alla vecchia del paese che prima di andare a messa vi mette una bella croce (ah ah) sul simbolino. Che vomito.

Praticamente ormai è un oggetto imposto (la Storia si ripete, ma va?).
Per come la vedo io, se lo imponete perde di senso.
Se lo togliete a forza, pure.
E in ogni caso quell'uomo sulla croce ci perde e per me si incazza pure (ma non può cristonare per ovvii motivi di autobestemmia).

Eh si perchè parliamoci chiaro anche qui: anche chi lo vuole togliere a forza nè è davvero così offeso? Manco vi pisciasse in testa quando ci passate sotto! Ci avete passato le medie e le superiori con quel coso sopra la lavagna e neanche lo degnavate di uno sguardo. Adesso vi prude. Bah.

A qualcuno fa piacere che ci sia? Bene, lasciamolo (che poi, chiedete all'alunno medio di un liceo qualsiasi di disegnarvi un'aula. Se oltre ai banchi e alla cattedra vi mette anche il crocifisso nel disegno, vi pago da bere. Poi basta che un compagno musulmano lo voglia togliere ed ecco che salta fuori la Radice Cristiana. Ma muori, pirla).

A qualcuno dà davvero fastidio? Bene, lasciamo che sia lui quello non tollerante, e diamo l'esempio avvicinando le due "culture": togliendo il simbolo ne sfruttiamo il vero senso di accoglienza (facendo notare la simbologia del gesto, ovviamente). Credo possa essere una buona lezione per tutti.

Forse un pò di buon senso da entrambe le parti non guasterebbe, ma fa più figo farsi forza con la divisione (io di qua, tu di la) piuttosto che venendosi incontro. I duri vincono sempre, lo insegna Bruce Willis. E noi che siamo? I merde? Daje di schiaffoni, ficcati quel coso nel sedere, no lo lascio appeso e se lo tocchi ti sparo in faccia.

Crocifisso si, crocifisso no.
Ormai è diventato davvero un pezzo di legno. Complimenti ad entrambe le parti, a partire da Bertone Santa Inquisizione.

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*Respingimento: neologismo calibro 48 coniato dal PDL a Lampedusa per sparare ai canotti con i nuovi Kalashnikov modello Politically Correct.

Incidenti domestici

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E VAFFANCULO.


Stile d'ascolto.

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Tracce random all'autoradio.
Poi mi viene in mente una traccia specifica.
TIC TIC TIC avanti finchè non la trovo.
La ascolto una volta.
Torno indietro al punto X che mi piace 'na cifra.
Ascolto.
Ritorno indietro, sempre tenendo schiacciato il pulsante "<<", e sento che le parole vengono rimangiate che si capisce solo roba tipo arg-ten-pre-fan-def-bul.
Arrivato al punto X, lascio il dito e la traccia riparte normale.
Ascolto in trance.
Finita, nella pausa fra quella canzone e la successiva, rischiaccio il tasto e torno ancora indietro, sempre la stessa traccia, a macchinetta.
Ogni volta ascolto sempre meno secondi, come se stessi "pulendo" la mini-track che ho selezionato all'interno della traccia.
Finché i secondi selezionati li incastro in un pensiero.

Poi dopo 4-5 volte mi stufo e passo a un'altra canzone.
Che mi ricorda altre cose, o me ne fa pensare di nuove.
E ricomincio.
Tracce da usare per un pensiero, per un video, per un ricordo, per una colonna sonora di un qualcosa.

A settimane.
A stagioni.
A momenti.
Sempre così.

Sono un utilizzatore, non un ascoltatore.
Pessima cosa.

Considerazioni random espresse durante gli esercizi di fisioterapia in palestra

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- Nel medioevo durante gli assedi tiravano di tutto con le catapulte. Anche animali morti e macerie. Ma nessuno ha mai pensato di lanciare una catapulta.
- Perchè i tennisti non puntano direttamente alla faccia dell'avversario? Vincere un game per KO da pallina nei denti sarebbe epico. Pensateci, scemi.
- Un modo alternativo per macellare le mucche potrebbe essere di lanciarle contro i muri. O legarle sui binari. O lanciarle ad aria compressa contro altre mucche.
- Dopo misitalianero e Papa nero, vorrei una mugnaia nera al carnevale.
- Scoreggiare in auto in inverno è più meglio che in estate, perchè a finestrini chiusi te le godi meglio le pette.


Si ringrazia Bovaz per la consulenza datami dal tappetino accanto.

Ránië e la giacca nuova.

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In tanti non comprendono cosa sia la pace interiore, perché sbagliano i parametri o perchè partono da presupposti sbagliati. E' come per il discorso della salute: la salute non è l'assenza di malattia, ma saper convivere con essa, trovando equilibrio e forza di reazione alla stessa.

E' quasi lo stesso discorso per la serenità.

Serenità non è il non piangere, cazzo: serenità è piangere tanto e forte, perché le lacrime sono gli ultimi rimasugli d'affetto che si possono regalare a chi si sta perdendo. E gliele devi dare, prima che scappi, cazzo.
Ma questo non è tutto.
Serenità è asciugarsi la faccia con la manica della felpa, sentire che l'affetto è ancora straripante e che non si vuole rinnegare nulla.
Ma questo non è tutto.
Serenità è sentirsi a posto con la coscienza, è saper di aver consegnato anche il più piccolo granello di sincerità.
Ma questo non è tutto.
Serenità è anche non rassegnarsi, è il soffrire come un cane, si, ma con la forza di non cadere mai in ginocchio perché le gambe sono pronte, allenate.
Ma questo non è tutto.
Serenità è reagire subito, e non è mancanza di sensibilità o dimostrazione che i sentimenti erano superficiali: si muore dentro da soli, si vive a testa alta assieme.
Ma questo non è tutto.

Serenità è al di sopra di ogni cosa, anche delle persone, anche degli affetti. La conquisti, la difendi e la fai tua, perchè da lei ripartono tutte le strade, e se hai la fortuna di trovartela dentro, ringrazia chi vuoi ma non fartela scappare.

La serenità penso sia tutto, vale più di me e più di te.

Serenità è guardare le mie tasche vuote, perché ho dato via ogni giocattolo che possedevo fino all'ultimo rimasuglio di plastica colorata, fino all'ultimo granello. E anche se sono solo in mezzo a una strada, senza una lira e col cuore pesante perché ho il dubbio che al domani non ci arrivo, ho la serenità e la voglia di ricominciare a riempirmi le tasche, per poi tornare a donare.
E' il ciclo della vita: si prende, si dà, ci si mette una nuova giacca con grosse tasche, si ricomincia.